Dialogoi 4/2017. Polis – topos. Andata e ritorno, a cura di Giuseppe Grilli

Dialogoi 4/2017. Polis – topos. Andata e ritorno, a cura di Giuseppe Grilli.

pag. 316, prima edizione dicembre 2017

ISSN 2420–9856

ISBN 978-88-85629-11-0

Registrazione presso il Tribunale di Roma nr. 147 del 28/09/2017.

Comitato scientifico

Comitato editoriale – Comitato redazionale

“Nel 1934, in via Kassandrou, a nord della Basilica di San Demetrio, nell’antica Tessalonica, che oggi conosciamo con il nome di Salonicco, fu ritrovata la misteriosa statua che è stata scelta non soltanto come immagine di copertina, ma anche come filo conduttore del numero 4 di Dialogoi. Rivista di studi comparatistici.

Giunta ormai al quarto anno consecutivo di costante pubblicazione, la rivista non tradisce neanche questa volta la propria vocazione intimamente comparatistica, non soltanto nei temi, ma anche nei metodi. È stato come sempre un caso fortuito a condurre il direttore della rivista, Giuseppe Grilli, davanti al pilastro appena sbozzato; al quale, al momento del ritrovamento, e dopo non pochi tentativi di identificazione, fu dato il nome di Personificazioni di città. L’artista, lavorando probabilmente sul finire dell’impero, doveva avere ben chiara dentro di sé l’immagine della città come luogo che, a seconda della propria storia e della natura dei porpri abitanti, era in grado di acquisire la forza di un vero e proprio personaggio quando politico, quanto aritstico-letterario.

Tale tendenza alla personificazione emerge potentissima da tutta la storiografia, sia antica, che classica e neoclassica. Ed emerge ulteriormente dal pulviscolo nel quale la stessa si traformò nei secoli posteriori alla conquista macedone, fino al proprio tramonto tardissimo; un pulviscolo in cui le cronache e le date avevano lasciato il posto alle chiacchiere di corridoio, alle boutades nelle feste imperiali, nelle conversazioni colte ed eleganti così come nei postriboli dei porti del Mediterraneo, nei quali è sempre la provenienza, la città, a determinare come prima cosa la natura dell’interlocutore.

D’altra parte, la Grecia antica aveva anteposto il sistema‒città a qualsiasi forma di impero, preferendolo per tutta la durata della propria frammentata storia, fondando, anzi, “seminando” colonie sulle sponde di tutto il mare, un tempo, nostrum.

Anche il tòpos, dalla sua, ha una tradizione più che millenaria. Ed ha una natura ambivalente: infatti, così come la città si trasforma sovente in personaggio, il topos diventa spesso elemento puramente immateriale, caratterizzato da un orizzonte spirituale ed emotivo prima che fisico. Non per niente, il tòpos per eccellenza diventa il “luogo letterario”, il posto mitico che ha sostanza solo tra le righe, creato da ciascun autore, oppure da questi filtrato alla luce degli infiniti altri topoi della nostra storia letteraria.

Luoghi letterari che si trasformano in luoghi fisici, e città che alimentano i topoi (sia letterari che plastici): in questo complesso intrecciarsi di rimandi, si colloca la nostra statua, trovata in un momento particolare della storia moderna della Grecia: quello cioè nel quale la Grecia vide l’ultimo governo repubblicano di Venizelos, costretto all’esilio nel 1935 in seguito al colpo di stato del generale Kondylis, che abolì definitivamente la repubblica.

Come simbolo di quell’ultimo respiro di libertà, il ritrovamento gettò un’ultima luce sulla travagliata storia della Grecia, prima che l’ombra lunga della Seconda Guerra Mondiale avvolgesse e sconvolgesse la memoria di tutta Europa.

La statua ha però il merito di riaprire una grande questione, che non ha mai lasciato la storia della letteratura: l’intreccio tra città, orizzonte letterario e tòpos, nella doppia e perenne accezione sia di luogo fisico che di luogo letterario”.

Dall’Introduzione alla rivista, pagg. 11-14.

Scarica il file della rivista:

Dialogoi 4/17. Polis – tòpos. Andata e ritorno

 

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